Arte in corso
RIVERBERO - ENRICA BORGHI
09/04/2021
Villa Borromeod'Adda di Arcore ospitA due mostre realizzate con l'Associazione heat: Io guardo ancora il cielo, un'antologica di Federico Faruffini e Riverbero di Enrica Borghi. Due esposizioni straordinarie che trasformeranno la villa in un luogo di cultura e arteper tutta la primavera. 


RIVERBERO
Enrica Borghi


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Villa Borromeo d’Adda, Arcore (Mb)

una mostra promossa e sostenuta da Comune di Arcore

a cura di Simona Bartolena e Pierre Padovani

coordinamento, organizzazione e realizzazione heart – PULSAZIONI CULTURALI
con il supporto di Ponte43
in collaborazione con Associazione Asilo Bianco

Villa Borromeo d’Adda di Arcore conferma il proprio ruolo di spazio culturale e luogo destinato all’arte accogliendo due nuove importanti mostre nelle proprie stanze. La prima, Io guardo ancora il cielo, un’antologica di Federico Faruffini, grande protagonista dell’Ottocento italiano, prosegue idealmente le due precedenti esposizioni dedicate rispettivamente alle figure femminili nell’arte del XIX secolo e a Carla Maria Maggi, la pittrice ritrovata. Ad essa è stata affiancata, in un dialogo stimolante e ricco di spunti di riflessione, la mostra Riverbero, personale di Enrica Borghi, che porterà una ventata di contemporaneità negli spazi storici della Villa.

L’idea di ambientare in luoghi antichi, fortemente connotati, opere d’arte contemporanea non è certo nuova. Il dialogo tra il linguaggio attuale dei lavori esposti e la classicità degli spazi circostanti produce un effetto quasi sempre affascinante e capace di suggerire percorsi esperienziali interessanti. In questo caso, però, il concetto dell’esposizione supera il livello della relazione estetica tra due mondi, cercando motivi di riflessione molto più profondi. Le opere esposte si mettono in dialogo con la storia del luogo, ne colgono e ne amplificano il ricordo, la reinterpretano in una continuità che non vuole creare cesure o sottolineare contrasti con il passato ma diventarne parte, proiezione, riverbero, appunto. L’eleganza di un abito, la grazia di un gioiello, il lusso di un arredo rivivono in chiave contemporanea negli oggetti realizzati dall’artista, che paiono voler ridare vita ai fasti del passato. Ma là dove ci aspetteremmo materiali preziosi troviamo, invece, oggetti di scarto, bottiglie di plastica, elementi di riciclo. Con una sorprendente eleganza, frammenti che getteremmo via fanno rivivere la storia di un luogo.
La mostra intreccia quindi tre motivi fondamentali, da sempre molto presenti nella ricerca di Enrica Borghi: la relazione con l’ambiente circostante e la sua storia passata e presente, il tema ambientalista e la questione femminile.
Con un’ironia sferzante ma mai aggressiva, Veneri artificiali composte di unghie finte, gioielli di plastica, arazzi di materiale di recupero, abitano – tra sogno e realtà, tra verità e illusione, tra naturale e artificiale – le stanze della villa giocando con la storia, con l’identità femminile, con l’evoluzione del gusto e con il sempre urgente problema ecologista.
Per l’occasione, oltre alle consuete installazione composte da materiali poveri e di recupero, Enrica Borghi ha realizzato anche una serie di fotografie dedicate alla Villa e al suo splendido parco.
Inoltre, in omaggio a Federico Faruffini, protagonista della mostra ospitata nello stesso periodo nei sotterranei della Villa, l’artista ha realizzato un’installazione ispirata a Toletta antica, capolavoro del pittore ottocentesco, del quale la Borghi ha colto, come elemento specifico e condiviso, l’attenzione particolare per il mondo femminile.

L’artista
Enrica Borghi è nata a Macugnaga (Verbania), ai piedi del Monte Rosa. Oggi vive e lavora sulle colline del Lago d’Orta. Si diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, nel 1989. Insegna Materie Plastiche presso il Liceo Artistico F. Casorati di Romagnano. È Fondatrice e Presidente dell’Associazione Culturale Asilo Bianco. Tra le numerose personali ha esposto al Castello di Rivoli, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, al MAMAC di Nizza, al Musée des Beaux-Arts di Bordeaux e all’Estorick Collection di Londra.
Artista poliedrica, eclettica e molto originale, dalla cifra stilistica inconfondibile, Enrica Borghi lavora soprattutto con i materiali di scarto, ridando vita e bellezza a oggetti destinati ad essere gettati nei rifiuti. Nella sua indagine ha un ruolo di rilievo l’universo femminile, da lei esplorato come immaginario estetico ma anche nelle pratiche e nelle ritualità.
Le sue opere sono frutto di processi "alchemici" capaci di trasformare i rifiuti in oggetti nuovamente seducenti. In un gioco sul filo dell’ironia, crea arazzi di buste di plastica, tappeti di tetrapack, eleganti abiti di bottiglie di plastica, Veneri di unghie finte, busti classici di pagliette metalliche per lavare i piatti.