I MIEI PAESAGGI...
ARMANDO FETTOLINI. i MIEI PAESAGGI. 1976-2016
villa vertua -masolo
Via Garibaldi 1, Nova Milanese
dal 18 febbraio al 12 marzo 2017
Inaugurazione
sabato 18 febbraio 2017 ore 17.00

una mostra a cura di
Simona Bartolena

Organizzazione
Bice Bugatti Club in collaborazione con L.A.P.

Orari di apertura al pubblico:
sabato dalle ore 15:30 alle ore 18:00;
domenica dalle ore 10:00 alle ore 12:00
e dalle ore 15:30 alle ore 18:00

Quarant’anni di lavoro rappresentano un traguardo
importante per un artista. Una grande
mostra antologica a Nova Milanese celebra quelli
di Armando Fettolini che, ancora giovanissimo,
dipingeva ed esponeva le sue prime opere tra il
1976 e il 1977.
L’esposizione, curata da Simona Bartolena, si
concentra sul tema del paesaggio, soggetto centrale
nella ricerca di Fettolini. Attraverso ottanta
opere che ripercorrono la produzione dell’artista
dagli esordi fino ai nostri giorni, si dipana
l’evoluzione del concetto di paesaggio nella sua
opera: un paesaggio sempre in bilico tra realtà e
astrazione, fisicità del vero e trascendenza.
La mostra, organizzata dal Bice Bugatti Club sarà
ospitata negli spazi di Villa Vertua Masolo a Nova
Milanese dal 18 febbraio al 12 marzo.


Il tema del paesaggio accompagna la ricerca di Armando Fettolini
fin dagli esordi e fin dagli esordi i suoi paesaggi si sono
collocati in un limbo tra realtà e visione, più vicini a Segantini
e Böcklin che a Sernesi e Monet. Più studio l’opera di Fettolini
e più sento questa ascendenza simbolista come centrale nella
sua ricerca. A testimoniare questa relazione forte non sono
solo i cicli esplicitamente dedicati all’argomento (come Corpi in
viaggio): in tutte le opere dell’artista si coglie una lettura altra,
un messaggio ora urlato, ora sussurrato, un’indagine introspettiva
che affonda le radici nella pittura ottocentesca di area
romantico-simbolista. Le foschie che avvolgono le isole, le montagne,
le radure di Fettolini non inseguono un valore percettivo,
un’impressione dell’istante, sono evocative, intrise di significati
altri, di rimandi metaforici, più vicine alle nebbie del viandante
di Friedrich che a quelle che avvolgono il parlamento di Londra
di Monet. Sono l’espressione di un viaggio innanzi tutto interiore,
un’esperienza spirituale, che parte dall’uomo per elevarsi
al trascendente, dall’individuo per raggiungere l’universale. La
natura in Fettolini ha, dunque, una certa vocazione per il sublime,
un incanto sottile, sfuggente, che avvolge tutti i sensi. È la
Natura con la N maiuscola di leopardiana memoria, la natura
del viaggiatore solitario; è lo spazio mentale in cui perdersi; il
luogo dove smarrirsi o, al contrario, dove ritrovarsi. Un viaggio
verso l’ignoto, mi pare chiaro, dove l’ignoto non è necessariamente
oscurità, ma scoperta, piuttosto, crescita, costruzione,
conoscenza. Anche Böcklin, del resto, avrebbe preferito che il
suo capolavoro oggi noto come L’isola dei morti, avesse come
titolo Un luogo meraviglioso. Talvolta è solo una questione di
punti di vista.
Nelle prime Derive occasionali e nelle opere della serie Corpi
in viaggio, dunque, il colore evoca spazi sospesi, plasma rocce
avvolte in una coltre di foschia, suggerisce atmosfere di ascendenza
turneriana. La tecnica è ormai codificata in una cifra
stilistica personale e riconoscibile: pennellate dense, stese con
gesti istintivi e sicuri, schizzi di dripping sapientemente messi
in dialogo con superfici materiche, nelle quali il colore permea
una crosta gessosa, in un rimando continuo tra sensazioni visive
e tattili. Il bianco comincia a farsi il cardine su cui giocano
le altre tonalità, il colore di riferimento, la base su cui costruire
la composizione: un bianco declinato in tutte le sue possibili
sfumature, anche quelle più sporche e aggressive, che segnano
un’incolmabile distanza dai bianchi poetici di tanti paesaggi
ottocenteschi.
I canoni del paesaggio sono ormai infranti. La sagoma di una
montagna, la linea di un orizzonte, la citazione naturalistica
non bastano più a contenere questi lavori negli stretti confini di
un genere. In molte opere Fettolini sfiora l’astrazione, lasciando
che il soggetto diventi quasi un pretesto: uno spazio in cui
liberare le proprie emozioni e le proprie riflessioni attraverso
il colore.
(…)
C’è, a pensarci, un ossimoro della pittura di Fettolini. Da una
parte è innegabile l’ascendenza spirituale, la vocazione simbo-